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Grandi feste

Sant'Efisio, da Cagliari a Nora

Un voto fatto durante la peste del Seicento e mai interrotto: quattro giorni e oltre ottanta chilometri a piedi dietro il cocchio di un santo guerriero. · 4 min di lettura

Il primo maggio, a mezzogiorno, il quartiere di Stampace si riempie di un profumo di rose. Davanti alla piccola chiesa di Sant'Efisio le strade sono coperte di petali rosa, rossi e gialli, di erbe aromatiche, di foglie. È sa ramadura, il tappeto di fiori su cui sta per passare il santo. Da quel momento, per quattro giorni, Cagliari e la Sardegna intera accompagnano a piedi un giovane soldato romano fino al luogo dove fu ucciso diciassette secoli fa.

Il santo guerriero

Secondo la tradizione Efisio era un ufficiale dell'esercito imperiale, nato in Asia Minore, inviato in Sardegna per combattere i cristiani. Una visione, una croce luminosa nel cielo, lo convertì. Rifiutò di obbedire all'imperatore Diocleziano, fu imprigionato a Cagliari e decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303. Prima di morire avrebbe promesso di proteggere per sempre la città e i suoi abitanti.

Per secoli Efisio è stato uno dei santi più amati dell'isola, ma è nel Seicento che il suo culto diventa la grande festa che conosciamo. Tra il 1652 e il 1656 una terribile epidemia di peste colpisce Cagliari. L'amministrazione cittadina fa un voto solenne: se il santo libererà la città dal contagio, ogni anno la sua statua sarà portata in processione da Cagliari a Nora e ritorno. La peste finisce, e il voto viene sciolto ogni primo maggio senza interruzioni, anche nel 1943, sotto i bombardamenti, quando il santo uscì su un camion tra le macerie, e negli anni della pandemia, in forma ridotta.

La sfilata del primo maggio

La mattina del primo maggio le strade del centro di Cagliari diventano il palcoscenico di una sfilata unica al mondo. Prima del santo passano le traccas, i carri trainati da buoi e addobbati di fiori, tappeti e oggetti della vita contadina, poi migliaia di persone in costume tradizionale, arrivate da decine di paesi dell'isola. Ogni gruppo ha il suo abito, i suoi colori, i suoi gioielli: è il più grande campionario vivente dei costumi sardi, e da solo varrebbe il viaggio.

Seguono i cavalieri del Campidano, i miliziani a cavallo con il fucile in spalla, che un tempo scortavano il santo contro i banditi, e la Guardiania, con il suo stendardo. Il suono delle launeddas accompagna i gruppi, e le donne intonano i goccius, gli inni in onore del santo.

Poi arriva lui. La statua di Sant'Efisio, vestito da guerriero, viaggia dentro un cocchio dorato del Settecento, tirato da una coppia di buoi addobbati. Davanti al cocchio cammina l'Arciconfraternita del Gonfalone, con i confratelli nell'abito azzurro e le consorelle in nero, e accanto cavalca l'Alter Nos, il rappresentante del sindaco, in frac e cilindro, che per quattro giorni impersona la città che ha fatto il voto. Davanti al Palazzo civico di via Roma il cocchio si ferma per ricevere l'omaggio della comunità, mentre le sirene delle navi nel porto salutano il santo.

Il cammino fino a Nora

Uscito dalla città, il santo comincia il suo pellegrinaggio. A Giorgino, alla periferia ovest, la statua viene trasferita su un cocchio più semplice, adatto alla strada di campagna, e la processione prosegue lungo la costa. Si ferma nella chiesetta di Su Loi, nel territorio di Capoterra, poi a Villa d'Orri, e la sera arriva a Sarroch, dove passa la notte.

Il giorno successivo il corteo attraversa Villa San Pietro e arriva a Pula, accolto dai fedeli del paese. Infine raggiunge Nora, la città fenicia e romana affacciata sul mare, dove sorge la chiesa romanica di Sant'Efisio, costruita sul luogo del martirio. Qui la festa si fa raccolta: messe, preghiere, la veglia vicino al mare, i pellegrini che hanno camminato per giorni.

In tutto il percorso, andata e ritorno, supera gli ottanta chilometri. Molti fedeli lo percorrono interamente a piedi, per devozione o per un voto personale.

Il rientro notturno

La sera del 4 maggio il santo torna a Cagliari. È il momento più intimo di tutta la festa. Le strade sono buie, i fedeli accendono candele e fiaccole, e una folla silenziosa accompagna il cocchio lungo le vie della città fino a Stampace. Quando la statua rientra nella sua chiesa, il voto è sciolto ancora una volta. L'Alter Nos restituisce simbolicamente il mandato, e la città si prepara all'anno successivo.

Come vivere la festa

Il momento più spettacolare è la sfilata del primo maggio in centro, da metà mattina fino all'uscita del santo intorno a mezzogiorno. Lungo via Roma e il Largo Carlo Felice vengono allestite tribune a pagamento, da prenotare per tempo; in alternativa ci si può sistemare lungo il percorso arrivando molto presto, soprattutto nelle vie di Stampace, dove si vede la ramadura. Il percorso dettagliato e gli orari vengono pubblicati ogni anno dal Comune di Cagliari.

Chi vuole vivere la festa in modo diverso può seguire un tratto del pellegrinaggio, ad esempio unendosi alla processione a Pula il 2 maggio o raggiungendo Nora il giorno della festa. Il rientro notturno del 4 maggio è meno affollato della sfilata ed è un'esperienza molto suggestiva.

Nei giorni della festa Cagliari è piena: conviene prenotare l'alloggio con largo anticipo. Il primo maggio coincide spesso con un ponte festivo e con l'inizio della stagione dei voli diretti, quindi anche i biglietti salgono di prezzo.

Una festa di tutta l'isola

Sant'Efisio è la festa di Cagliari, ma non solo. I gruppi in costume arrivano dalla Barbagia, dalla Gallura, dall'Ogliastra, dal Sulcis; i cavalieri dal Campidano; i suonatori di launeddas dal Sarrabus. Per un giorno tutta la Sardegna si ritrova nelle strade della sua capitale, e poi si mette in cammino verso il mare, come ogni anno dal 1657.

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