Nei paesi della Barbagia il Carnevale non ha niente a che vedere con i carri allegorici e i coriandoli. Ha il suono cupo dei campanacci, l'odore delle pelli di pecora, il volto nero delle maschere di legno. È un rito che viene da molto lontano, legato al ciclo delle stagioni, al lavoro dei campi e dei pastori, al rapporto tra l'uomo e l'animale. Ogni paese ha le sue maschere, con nomi e gesti diversi, ma in tutti si sente la stessa cosa: un mondo antico che torna a camminare per strada.
Quando comincia
Il Carnevale barbaricino non comincia a febbraio. La sua prima uscita è la notte di Sant'Antonio Abate, tra il 16 e il 17 gennaio, quando in tutti i paesi dell'interno si accendono i grandi fuochi. È attorno a quei falò che le maschere fanno la loro comparsa, e da lì accompagnano le settimane fino alle ultime giornate di Carnevale, la domenica e il martedì grasso, quando escono di nuovo per l'ultima volta. A Ovodda la festa si chiude addirittura il Mercoledì delle Ceneri.
I Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada
Le maschere più famose della Sardegna sono quelle di Mamoiada. I Mamuthones portano sul volto una visera, una maschera di legno nero intagliato, dai tratti duri e malinconici. Indossano la mastruca, una giacca di pelle di pecora nera, e sulle spalle una carriga, un grappolo di campanacci che può superare i venti chili, legato con cinghie di cuoio. Sotto, il velluto scuro dei pantaloni e un fazzoletto da donna legato sulla testa.
I Mamuthones avanzano in due file, in silenzio, con un passo pesante e cadenzato: a ogni salto sincronizzato, con un colpo di spalla, i campanacci suonano tutti insieme in un frastuono profondo, quasi un tuono. Accanto a loro si muovono gli Issohadores, vestiti con una giubba rossa, una maschera bianca e un cappello nero, armati della soha, una fune di giunco con cui catturano qualcuno tra il pubblico, di solito una ragazza, come augurio di salute e fortuna. Gli Issohadores guidano e controllano i Mamuthones, con movimenti agili che contrastano con la lentezza delle file nere.
Sul significato di queste maschere si discute da molto tempo: c'è chi ci vede un rito propiziatorio per il raccolto, chi la rappresentazione di animali domati, chi il ricordo di antiche lotte. Il paese conserva questa memoria nel Museo delle Maschere Mediterranee, che mette a confronto le maschere sarde con quelle di altri popoli.
I Boes e i Merdules di Ottana
A Ottana, nella valle del Tirso, il Carnevale mette in scena il rapporto tra l'uomo e l'animale da lavoro. I Boes indossano maschere di legno con le corna, a forma di muso di bue, pelli di pecora bianca e campanacci; i Merdules hanno maschere dai lineamenti umani deformati e tengono i Boes legati con funi e bastoni, cercando di domarli. I Boes si ribellano, cadono, si rialzano. Tra loro si muove la Filonzana, una vecchia vestita di nero, curva, che fila la lana con il fuso e minaccia di tagliare il filo della vita a chi non le offre da bere. Le maschere di Ottana sono intagliate ancora oggi dagli artigiani del paese.
I Thurpos di Orotelli
A Orotelli le maschere si chiamano Thurpos, i ciechi. Non usano maschere di legno: si anneriscono il volto con il sughero bruciato e si coprono con un cappuccio di orbace nero. Alcuni rappresentano i buoi aggiogati, altri il contadino che li guida, e mettono in scena l'aratura e la semina. Insieme a loro esce s'eritaiu, il cacciatore di ricci.
Le altre maschere
A Samugheo escono i Mamutzones, con pelli di capra, corna e campanacci, e s'Urtzu, una figura animale legata con le catene. A Lula il protagonista è Su Battileddu, un uomo-animale vestito di pelli e coperto di sangue e di interiora, che viene catturato e simbolicamente sacrificato. A Ovodda il Mercoledì delle Ceneri, Mehuris de Lessia, tutto il paese si annerisce il volto con la fuliggine e prende in giro le autorità e le regole. Altre maschere si trovano a Gavoi, Austis, Sarule, Orani, Fonni: quasi ogni paese della Barbagia ha la sua.
Cosa sapere prima di andare
Il momento migliore per vedere le maschere è la notte del 16 gennaio, attorno ai fuochi di Sant'Antonio, e poi la domenica e il martedì di Carnevale, quando le uscite sono più lunghe. A Mamoiada i Mamuthones escono nel pomeriggio e percorrono le vie del paese fino al buio. Le date del Carnevale cambiano ogni anno; i programmi sono pubblicati dalle pro loco e dai comuni.
Non è uno spettacolo da guardare seduti. Si sta in strada, tra la gente del paese, e ci si muove insieme alle maschere. Si viene offerti vino, dolci, fave con il lardo; si balla in piazza. Ricordate che è un rito della comunità: rispettate gli spazi, non intralciate le file e chiedete prima di scattare foto a distanza ravvicinata.
Nei giorni del Carnevale il freddo può essere intenso, soprattutto nei paesi più alti come Fonni e Mamoiada. Si può dormire a Nuoro, a Oliena o negli agriturismi della zona. Durante l'anno, chi non riesce a venire a Carnevale può vedere le maschere nei musei di Mamoiada e di Ottana e, a fine agosto, nella sfilata del Redentore a Nuoro.
Le altre grandi feste
I fuochi di Sant'Antonio
La notte del 16 gennaio centinaia di falò illuminano le piazze dei paesi e aprono il Carnevale.
Leggi →Carnevale, domenica e martedìLa Sartiglia di Oristano
Il cavaliere mascherato, la stella da infilzare al galoppo e le pariglie acrobatiche dell'ultimo Carnevale.
Leggi →1-4 maggioLa festa di Sant'Efisio
Il voto della peste, la ramadura di petali, migliaia di costumi e quattro giorni di cammino fino al mare di Nora.
Leggi →Inizio maggio e inizio ottobreSan Francesco di Lula
Il cammino notturno da Nuoro al santuario sul Monte Albo, la novena e su filindeu offerto ai pellegrini.
Leggi →Penultima domenica di maggioLa Cavalcata Sarda
Migliaia di costumi da tutta l'isola, carri addobbati, cavalieri al galoppo e balli in piazza d'Italia.
Leggi →Metà maggio, culmine il 15La festa di San Simplicio
La settimana di metà maggio di Olbia: processione, Palio della Stella, canti e sagra delle cozze.
Leggi →