Ogni anno, nell'ultima domenica e nel martedì di Carnevale, Oristano si ferma. Le strade del centro si coprono di sabbia, le tribune si riempiono dall'alba, i tamburini e i trombettieri prendono posto. Al centro di tutto c'è un uomo che per un giorno smette di essere un uomo: su Componidori, il capo della corsa, con il volto coperto da una maschera androgina e il corpo avvolto in veli e merletti. Da lui dipende l'esito della Sartiglia e, secondo la tradizione, anche l'annata agricola che sta per cominciare.
Un nome che viene dal caso
La parola Sartiglia deriva con ogni probabilità dal castigliano sortija, anello, a sua volta dal latino sorticula, piccola sorte. In origine era infatti una corsa all'anello, una giostra cavalleresca diffusa nell'Europa medievale e portata nell'isola dagli Spagnoli; col tempo l'anello è diventato una stella di latta forata al centro. Ma la radice latina ci dice qualcosa di più: la Sartiglia è una festa legata alla fortuna. Più stelle vengono infilzate, più ricco sarà il raccolto.
Oristano, antica capitale del giudicato d'Arborea, ha custodito questa giostra per secoli, intrecciando la cultura cavalleresca iberica con riti agrari molto più antichi. La maschera, i fiori, la benedizione della folla, il cavaliere sdraiato sul dorso del cavallo: sono gesti che parlano di fertilità e di primavera, di un passaggio di stagione che il Carnevale celebra in tutta la Sardegna.
I gremi, custodi della corsa
La Sartiglia non è organizzata da un comitato qualunque ma da due gremi, le antiche corporazioni di mestiere nate nel Medioevo: il Gremio dei Contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, che cura la corsa della domenica, e il Gremio dei Falegnami, devoto a San Giuseppe, a cui spetta la corsa del martedì. Ogni anno i gremi nominano l'Oberaiu Majori e il Majorale, che a loro volta scelgono il cavaliere destinato a guidare la corsa.
La nomina è un onore enorme e una responsabilità pesante. Il nome viene reso noto il 2 febbraio, giorno della Candelora: quel giorno i due Componidoris ricevono a casa i ceri benedetti, e da quel momento la città sa chi porterà la maschera.
La vestizione: diventare Componidori
Il giorno della corsa, nella sede del gremio, si svolge la vestizione, uno dei momenti più intensi e silenziosi della festa. Il cavaliere sale su un tavolo, sa mesitta, e da lì non deve più toccare terra fino a quando non sarà in sella. A vestirlo sono is massaieddas, giovani donne in costume guidate da sa Massaia manna, che dirige ogni gesto con una cura quasi liturgica.
Strato dopo strato, l'uomo scompare. La camicia bianca con i nastri, rossi per i contadini, rosa e azzurri per i falegnami. Il giubbetto di pelle allacciato, i veli ricamati, la mantiglia. Una camelia appuntata sul petto, rossa la domenica e rosa il martedì. Poi la maschera: color terra per il Componidori dei contadini, bianca per quello dei falegnami. Infine il cilindro nero. Quando la vestizione è finita, il Componidori viene issato sul cavallo, bardato con decine di coccarde e rosette colorate, ed esce dalla sede tra due ali di folla. Da quel momento non parla, non mostra il volto, e benedice.
La corsa alla stella
Il corteo, con tamburini, trombettieri e cavalieri in costume, raggiunge la piazza del Duomo. Lì, sopra la pista di sabbia di via Duomo, è sospesa a un nastro verde una stella di latta con un foro al centro. Il Componidori benedice la folla incrociando la spada, poi si lancia al galoppo per primo e tenta di infilzare la stella. Dopo di lui corrono su Segundu Componi e su Terzu Componi, i suoi due aiutanti, e infine gli altri cavalieri, ai quali il capo corsa concede uno alla volta l'onore di tentare.
Ogni stella presa è accolta da un boato. Chi ci riesce riceve una piccola stella d'argento come ricordo, ma il vero premio è il presagio: molte stelle significano un anno di abbondanza. Terminata la prova con la spada, i cavalieri tornano a correre impugnando su stoccu, una lancia di legno, per un'ultima serie di tentativi.
Sa remada, la benedizione al galoppo
Quando anche lo stocco è stato restituito, il Componidori riceve sa pipia de maiu, uno scettro ornato alle estremità da mazzi di violette e pervinche, simbolo della primavera e della fertilità. È il momento più atteso. Tamburi e trombe annunciano sa remada: il Componidori si lancia lungo la pista e si distende supino sul dorso del cavallo in corsa, benedicendo la folla con lo scettro fiorito. È un gesto di grande difficoltà e di grande bellezza, che chiude la corsa alla stella. Una seconda remada, insieme ai suoi cavalieri, conclude la prima parte della giornata.
Le pariglie di via Mazzini
Nel pomeriggio il corteo si sposta in via Mazzini, dove la Sartiglia cambia volto. Qui si corrono le pariglie: gruppi di tre cavalieri lanciati al galoppo affiancati compiono acrobazie da togliere il fiato. Si alzano in piedi sulla sella, si sostengono a vicenda, formano piramidi umane, uno di loro si sdraia o si capovolge mentre i cavalli continuano a correre. Le prime pariglie sono guidate dal Componidori e dai suoi due aiutanti, poi tocca agli altri gruppi. Il pubblico, pigiato dietro le transenne, applaude ogni passaggio, e qualche volta trattiene il respiro.
Quando la luce cala, il Componidori torna alla sede del gremio, sempre in sella, per la svestizione. Solo allora l'uomo riprende il suo volto. La festa continua fino a tarda notte nelle strade del centro, con la Vernaccia di Oristano e le zeppole di Carnevale.
La Sartigliedda e il resto del Carnevale
Il lunedì di Carnevale, tra le due corse maggiori, si svolge la Sartigliedda, una versione più piccola della giostra corsa dai giovani cavalieri e dai ragazzi su cavallini sardi: è la scuola da cui escono i Componidoris di domani. Nei giorni precedenti la città si riempie di mostre, incontri e visite alla Fondazione Sa Sartiglia, che conserva costumi, maschere e la memoria della festa.
Consigli per assistere
La Sartiglia richiama ogni anno decine di migliaia di persone. Le tribune lungo via Duomo e via Mazzini sono a pagamento e conviene prenotarle con largo anticipo attraverso i canali ufficiali della Fondazione Sa Sartiglia; senza biglietto si può comunque seguire il corteo e vedere la corsa da alcuni punti liberi, arrivando molto presto. La vestizione si svolge a porte chiuse, ma il momento in cui il Componidori esce a cavallo dalla sede del gremio è visibile dalla strada.
Le date cambiano ogni anno insieme al Carnevale: la corsa si tiene la domenica e il martedì grasso, quindi tra febbraio e i primi di marzo. È un periodo freddo e spesso ventoso, e le corse durano molte ore: meglio vestirsi a strati. Per dormire conviene prenotare presto a Oristano o nei paesi vicini come Cabras e Santa Giusta. Se avete un giorno in più, la penisola del Sinis, con Tharros e San Giovanni di Sinis, è a mezz'ora d'auto.
Perché vederla
La Sartiglia non è una rievocazione per turisti. È una festa viva, che la città prepara per tutto l'anno, in cui le famiglie dei gremi, i cavalieri, le massaieddas e i bambini che guardano dalle tribune si riconoscono parte di una storia comune. Assistere alla corsa significa vedere qualcosa che a Oristano si fa da secoli, e che continua a decidere, almeno per un giorno, la fortuna di tutti.
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