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Grandi feste

S'Ardia di San Costantino a Sedilo

Un centinaio di cavalli lanciati in discesa verso un arco di pietra largo appena quanto basta: la festa più audace della Sardegna, in onore di un imperatore santo. · 4 min di lettura

Ci sono feste che si guardano e feste che si sentono nel petto. S'Ardia di Sedilo appartiene alla seconda specie. Quando la prima pandela lancia il cavallo giù per la discesa di su Frontigheddu e un centinaio di cavalieri la inseguono al galoppo, tra la polvere e gli spari a salve dei fucilieri, il rumore degli zoccoli si sente nello stomaco prima che nelle orecchie. Per qualche minuto, sul colle che domina il lago Omodeo, il tempo sembra tornare indietro di diciassette secoli.

Un imperatore santo

S'Ardia si corre in onore di Santu Antinu, cioè San Costantino, l'imperatore romano. La Chiesa di Roma non lo ha mai proclamato santo, ma in Sardegna, come nelle Chiese d'Oriente, Costantino è venerato da secoli: per la tradizione popolare è il sovrano che vinse nel nome della croce e diede libertà ai cristiani. Nel 312, prima della battaglia di Ponte Milvio contro l'usurpatore Massenzio, avrebbe visto in cielo una croce con la scritta In hoc signo vinces. Vinse, e l'anno dopo, con l'editto di Milano, concesse la libertà di culto in tutto l'impero.

La corsa di Sedilo mette in scena proprio quella battaglia. La prima pandela, il capocorsa, rappresenta Costantino e il suo stendardo; i cavalieri che la inseguono sono l'esercito di Massenzio, che cerca di raggiungerla e superarla. Le scorte difendono la bandiera. Nessuno deve superare la prima pandela: è la vittoria della croce, che si ripete ogni anno da oltre due secoli.

Il termine ardia viene probabilmente da guardia: la scorta armata del santo e del suo vessillo.

Il santuario di Santu Antinu

Il santuario sorge in campagna, su un pianoro affacciato sul lago Omodeo, poco fuori dal paese di Sedilo. Attorno alla chiesa, costruita tra Cinquecento e Seicento, si stende un grande recinto chiuso da un muro con due archi, le cumbessias dove alloggiavano i pellegrini e sa Muredda, un basso muro circolare con una croce al centro. Le pareti della chiesa sono coperte di graffiti lasciati dai fedeli nei secoli: nomi, date, cavalli, croci, ex voto incisi nell'intonaco. Per tutto luglio il santuario è meta di pellegrinaggi da tutta l'isola.

La scelta della prima pandela

Essere scelto come prima pandela è l'onore più alto per un cavaliere di Sedilo, e molti lo attendono per anni. A scegliere è il parroco, che a sua volta designa i tre portatori delle bandiere. Lo stendardo della prima pandela è giallo, ricamato in broccato; quelli della seconda e della terza pandela sono rosso e bianco. Ogni bandiera è accompagnata da tre scorte, cavalieri esperti armati di un bastone, il cui compito è proteggere il capocorsa e impedire agli inseguitori di superarlo.

La sera del 6 luglio le bandiere vengono consegnate davanti alla casa parrocchiale. Poi il corteo dei cavalieri, guidato dal parroco e dal sindaco, accompagnato dalla banda e dai fucilieri, si avvia verso il santuario.

La corsa

Tutto comincia su su Frontigheddu, una piccola altura sopra il santuario. I cavalieri si raccolgono attorno alle bandiere, il silenzio cala sulla folla. Poi, al segnale della prima pandela, il gruppo si lancia giù per la discesa ripida. La prima pandela deve passare per prima attraverso l'arco di pietra del recinto, una porta stretta dove i cavalli arrivano a piena velocità e dove si decide gran parte della corsa: chi lo supera per primo ha difeso la croce.

Una volta dentro il recinto, i cavalieri compiono sette giri al galoppo attorno al santuario. Poi si dirigono verso sa Muredda e girano più volte attorno al muro circolare, in senso orario e antiorario, prima di risalire al galoppo verso la chiesa. Per tutta la corsa i fucilieri sparano a salve con polvere nera, e il fumo si mescola alla polvere sollevata dagli zoccoli.

La corsa si ripete la mattina del 7 luglio, all'alba, dopo la messa: molti la considerano la più bella, con la luce bassa sul lago e meno caldo. Dopo la messa i cavalieri escono passando dal secondo arco del recinto, si radunano di nuovo su su Frontigheddu e tornano in paese, dove restituiscono le bandiere al parroco. La sera del 7 luglio la statua del santo viene portata in processione per le vie di Sedilo.

Un rischio vero

S'Ardia non è uno spettacolo addomesticato. I cavalli corrono tra la folla, la discesa è ripida, l'arco è stretto, e negli anni non sono mancati incidenti, anche gravi. Per questo il pubblico deve stare dietro le protezioni e seguire le indicazioni degli organizzatori e delle forze dell'ordine. I posti migliori per vedere la discesa e l'arco si occupano molte ore prima; il santuario si riempie già dal pomeriggio del 6.

Nella seconda metà di luglio si corre anche un'ardia a piedi, più raccolta, che ripete il percorso senza cavalli.

Consigli per assistere

Sedilo si raggiunge facilmente dalla strada statale 131 Diramazione Centrale Nuorese, a circa un'ora da Oristano e da Nuoro. Nei giorni della festa il traffico verso il santuario è regolato e conviene lasciare l'auto in paese e proseguire a piedi. Portate acqua, cappello e scarpe comode: a luglio il caldo è forte e l'attesa lunga. Le corse durano pochi minuti, ma la festa dura due giorni, con la messa, la processione e le serate in paese.

Per dormire si può scegliere tra Sedilo, Ghilarza, Abbasanta e i paesi del lago Omodeo. A pochi chilometri ci sono il nuraghe Losa di Abbasanta, il complesso di Iloi nel territorio di Sedilo e il santuario nuragico di Santa Cristina a Paulilatino: il viaggio per l'Ardia è un'ottima occasione per scoprire il cuore della Sardegna.

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