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Grandi feste

Il Redentore di Nuoro

Un Cristo di bronzo che danza sulla cima dell'Ortobene e una città che, per una settimana, raduna i costumi e le maschere di tutta la Sardegna. · 3 min di lettura

Sopra Nuoro, sulla cima del Monte Ortobene, tra lecci e massi di granito, c'è una statua che non assomiglia alle altre. Il Cristo Redentore non è rigido e solenne: ha il braccio alzato, il corpo slanciato, il piede appena sollevato, come se stesse per mettersi a danzare o per spiccare il volo sopra la città. Ogni anno, a fine agosto, Nuoro gli dedica la sua festa più grande, che mescola fede, folclore e orgoglio identitario.

Una statua per il Giubileo

Nel 1900, anno giubilare, papa Leone XIII promosse un'iniziativa singolare: diciannove statue del Cristo Redentore dovevano essere innalzate su altrettante vette italiane, una per ogni regione, come segno della fede all'inizio del nuovo secolo. Per la Sardegna fu scelto il Monte Ortobene, che domina Nuoro da quasi mille metri.

La statua, interamente in bronzo, fu affidata allo scultore calabrese Vincenzo Jerace e pagata con sottoscrizioni popolari in tutta l'isola. Fu collocata sulla vetta e benedetta il 29 agosto 1901. Da allora quel giorno è il cuore della festa. Grazia Deledda, nuorese e premio Nobel per la letteratura, amava molto questa festa e il monte che la ospita, che ricorre spesso nelle sue pagine.

La sfilata dei costumi

La domenica che precede il 29 agosto le strade del centro di Nuoro si riempiono per la grande sfilata dei costumi tradizionali, nata come la Cavalcata di Sassari per mostrare la ricchezza delle tradizioni sarde. Da decine di paesi arrivano gruppi in abito di festa: le donne con i corpetti ricamati, i grandi scialli, i gioielli in filigrana, gli uomini in orbace e velluto. Il corteo parte da viale del Lavoro, attraversa via Lamarmora e il corso Garibaldi, la via principale della città, passa per piazza Mazzini e arriva alla cattedrale di Santa Maria della Neve. Lo aprono i carabinieri a cavallo e un carro tradizionale trainato dai buoi, lo chiudono i gruppi di cavalieri.

Dai primi anni Duemila la sfilata è preceduta, il sabato sera, da quella delle maschere tradizionali della Barbagia e della Sardegna: Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, Boes e Merdules di Ottana, Thurpos di Orotelli, Mamutzones di Samugheo e molte altre. Vederle tutte insieme, con il frastuono dei campanacci che rimbomba tra i palazzi del corso, è un'esperienza che difficilmente si dimentica.

Il festival del folclore

La domenica sera la festa si sposta allo stadio, dove si tiene il festival regionale del folclore: i gruppi si esibiscono nelle danze tradizionali accompagnati dal canto a tenore, dalle launeddas e dall'organetto. Nuoro e la Barbagia sono la patria del canto a tenore, il canto a quattro voci maschili che l'Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell'umanità, e la festa è una delle occasioni migliori per ascoltarlo dal vivo.

Il pellegrinaggio all'Ortobene

Il 28 agosto, la sera, una fiaccolata attraversa la città in preghiera. All'alba del 29, il giorno della festa vera e propria, i fedeli partono a piedi dalla cattedrale di Santa Maria della Neve e salgono fino alla vetta dell'Ortobene, lungo la strada che si arrampica tra i boschi. È un pellegrinaggio di alcune ore, che molti nuoresi compiono ogni anno. In cima, ai piedi della statua, si celebra la messa solenne, seguita dalla processione nel parco del monte.

Poco sotto la vetta si trova la chiesetta di Nostra Signora del Monte, e nei dintorni ci sono aree attrezzate tra i lecci dove le famiglie passano la giornata. Dalla cima la vista spazia sul Supramonte di Oliena, sulla valle del Cedrino e, nelle giornate limpide, fino al mare di Orosei.

Consigli per assistere

La sfilata dei costumi e quella delle maschere sono gratuite e si seguono lungo il percorso; conviene arrivare presto in corso Garibaldi o in piazza Mazzini. Il programma completo, con gli orari di ogni evento, viene pubblicato ogni anno dal Comune di Nuoro. Per il pellegrinaggio del 29 agosto servono scarpe comode e acqua: la salita è lunga e a fine agosto fa ancora caldo, anche se in quota l'aria è più fresca.

Nuoro è anche una città da visitare con calma: il Museo del Costume, la casa natale di Grazia Deledda, il MAN, il museo d'arte contemporanea, e il centro storico di Santu Predu. A pochi chilometri ci sono Oliena e la sorgente di Su Gologone, Orgosolo con i murales e Mamoiada con il museo delle maschere. Il mare di Orosei e di Cala Gonone è a meno di un'ora.

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