Carbonia è la città più giovane della Sardegna e una delle più singolari d'Italia: fu fondata dal nulla alla fine degli anni Trenta del Novecento per ospitare i minatori del bacino carbonifero del Sulcis, e porta nel nome la sua ragione d'essere, il carbone. Le sue piazze geometriche, la torre civica, le case dei minatori e le palazzine degli impiegati sono uno dei complessi di architettura razionalista meglio conservati del Paese. Oggi, chiuse le miniere, Carbonia racconta la sua storia nei musei, nel grande pozzo di Serbariu trasformato in museo del carbone, e scopre un passato molto più antico nella fortezza fenicia di Monte Sirai, che domina la città.
Una città per il carbone
Il Sulcis è una terra di miniere da millenni, ma il carbone, una lignite di qualità modesta, fu sfruttato in modo industriale solo dall'Ottocento, nei villaggi di Bacu Abis e Serbariu. Negli anni Trenta il regime fascista, che puntava all'autarchia energetica, decise di potenziare al massimo l'estrazione e di costruire una nuova città per i lavoratori. I lavori cominciarono nel 1937 e il 18 dicembre 1938 Carbonia fu inaugurata da Mussolini. In pochi anni arrivarono migliaia di minatori da tutta la Sardegna e da molte regioni d'Italia, soprattutto dal Veneto, dalle Marche, dall'Abruzzo e dalla Sicilia, che diedero alla città un carattere misto e aperto.
Nel dopoguerra le miniere vissero ancora anni di grande attività, ma anche di lotte sindacali durissime, come l'occupazione della miniera nel 1948. Dagli anni Sessanta la crisi del carbone portò alla chiusura progressiva dei pozzi, e la città, che aveva superato i cinquantamila abitanti, cominciò a diminuire. Oggi Carbonia è, insieme a Iglesias, il centro della provincia del Sulcis Iglesiente, e vive di servizi, cultura e turismo legato all'archeologia industriale.
La città razionalista
Il centro di Carbonia è piazza Roma, progettata come cuore civile e religioso della città nuova. Vi si affacciano il palazzo del Comune, la torre civica, alta e squadrata, la chiesa di San Ponziano, con il campanile in trachite rossa ispirato a quello di Aquileia, il cinema-teatro Centrale e l'ex Dopolavoro. Le linee pulite, i portici, i materiali locali come la trachite e la pietra del Sulcis rendono la piazza una delle più interessanti architetture del Ventennio.
Intorno si sviluppano i quartieri, divisi secondo le categorie dei lavoratori: le case per i minatori, con l'orto e il cortile, le palazzine per gli impiegati e i villini per i dirigenti. Passeggiando si legge ancora la città pensata a tavolino dagli architetti, con i viali alberati, le scuole, l'ospedale, i campi sportivi. Negli ultimi anni molti edifici sono stati restaurati, e un itinerario dell'architettura moderna guida alla scoperta dei luoghi principali.
La Grande Miniera di Serbariu
Il luogo da non perdere è la Grande Miniera di Serbariu, alla periferia della città, che fu la più importante miniera di carbone d'Italia e chiuse nel 1964. Oggi ospita il Museo del Carbone, uno dei musei di archeologia industriale più belli d'Europa. Nella lampisteria, dove i minatori ritiravano le lampade prima di scendere, si ripercorre la storia del carbone e della città; nella sala argani si vedono le grandi macchine che muovevano le gabbie nei pozzi; e soprattutto si scende in una galleria sotterranea, accompagnati dalle guide, spesso ex minatori o loro figli, per capire come si lavorava a centinaia di metri sotto terra. L'esperienza, tra i rumori, il buio e i racconti, è intensa e commovente.
Il museo fa parte del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'Unesco, che collega i siti minerari di tutta l'isola.
Monte Sirai e la storia antica
Sulla collina che domina la città, a pochi chilometri dal centro, si trova l'area archeologica di Monte Sirai, una fortezza fondata dai Fenici nel VII secolo avanti Cristo per controllare le vie dall'interno verso il porto di Sulky, l'odierna Sant'Antioco. Poi passò ai Cartaginesi, che la ingrandirono, e fu abitata fino all'età romana. Si visitano l'acropoli, con il tempio, le case con i vani in pietra disposti lungo le strade, la necropoli con le tombe a camera scavate nella roccia, e il tophet, il santuario dove venivano deposte le urne dei bambini. Dalla cima la vista spazia sulla pianura del Sulcis, sulle isole di Sant'Antioco e San Pietro e sul mare.
Nel territorio si trovano anche il nuraghe Sirai, un recinto fortificato nuragico, e molti altri siti preistorici. Il Museo archeologico Villa Sulcis, in città, espone i reperti di Monte Sirai e del Sulcis, e il Museo di paleontologia e speleologia E. A. Martel racconta la storia geologica della zona, con fossili e minerali.
Bacu Abis e Cortoghiana
Due frazioni raccontano altri capitoli della storia mineraria. Bacu Abis è il villaggio minerario più antico del Sulcis, nato nella seconda metà dell'Ottocento con le prime concessioni di carbone: conserva gli edifici della vecchia miniera, i pozzi e la chiesa. Cortoghiana fu fondata anch'essa negli anni Quaranta come borgo per i minatori, con una piazza e un impianto razionalista.
Il mare vicino
Carbonia non ha una costa propria, ma il mare è a un quarto d'ora. Verso ovest si raggiungono le spiagge di Portoscuso e di Portopaglietto, e il porto di Portovesme, da cui partono i traghetti per Carloforte. Verso sud-ovest, attraverso l'istmo, si arriva sull'isola di Sant'Antioco, con la sua città fenicia e le calette di Maladroxia e Coaquaddus. Verso sud, le dune bianche di Porto Pino, a Sant'Anna Arresi, sono tra le spiagge più belle del Sud Sardegna. Più a nord, la costa di Gonnesa e di Iglesias offre Fontanamare, Masua e il Pan di Zucchero.
Le feste e la cucina
La città festeggia San Ponziano, patrono, e in estate organizza rassegne di musica e teatro nelle piazze e negli spazi della Grande Miniera. La memoria dei minatori viene celebrata con eventi e visite speciali, come in occasione di Santa Barbara, protettrice dei minatori, a dicembre. La cucina unisce le tradizioni sarde del Sulcis, con il pesce del litorale, il Carignano del Sulcis e i formaggi, e quelle portate dai minatori arrivati da tutta Italia.
Come arrivare
Carbonia si raggiunge da Cagliari in circa un'ora, con la strada statale 130 per Iglesias e poi la 126, oppure con il treno regionale. L'aeroporto più vicino è quello di Cagliari. In città ci si muove a piedi, ma per Monte Sirai, la miniera e le spiagge conviene avere un'auto. Il periodo migliore per la visita è la primavera e l'autunno, quando si può unire la scoperta del patrimonio industriale e archeologico al mare del Sulcis.
Da vedere
- Grande Miniera di Serbariu e Museo del carbone
- Area archeologica di Monte Sirai
- Piazza Roma e la torre civica
- Nuraghe Sirai
Spiagge vicine
- Coaquaddus, Sant'Antioco22 km
- La Caletta, Carloforte23 km
- Porto Pino24 km
- Cala Domestica24 km
Escursioni vicine
Comuni vicini
- San Giovanni Suergiu · 6 km
- Perdaxius · 7 km
- Tratalias · 8 km
- Gonnesa · 12 km
- Sant'Antioco · 13 km
- Narcao · 13 km
- Portoscuso · 13 km
- Villaperuccio · 14 km
Fonti: Grande Enciclopedia della Sardegna; ISTAT. Testi originali di Gotosardinia.
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